Il Palazzo Alfani



Sorto tra il XVII e XVIII secolo, austero nella sua architettura, con ingresso principale in via Marconi n°348 (ex corso Alfano Agnello) e di aspetto più interessante il prospetto che volge nella via San Francesco, che sbocca nella via Marconi, separando in una suggestiva strettoia l'altro palazzo Agnello sorto un secolo dopo. Vi è un cortile interno centrale delimitato da alcove dove vi si trova un pozzo, di grande importanza e utilità considerando l'epoca.
Proprio in questo cortile nel 1990 furono girate alcune scene interne del film con la regia di Gianni Amelio, "Porte Aperte", tratto dall'omonimo racconto di Leonardo Sciascia. Nel romanzo la scena richiedeva una villa neoclassica con inserimenti e reinserimenti. Nel film la scena fu girata tutta nell'interno di uno dei locali del cortile, dove si celebravano le nozze di due giovanissimi contadini.

Questo palazzo più volte trasformato, ora presenta delle carenze, particolarmente nell'interno e proprio nel cortile, per il disaccordo tra gli eredi con liti giudiziari, ormai secolari... Molto probabilmente è stata la dimora degli Alfani. Il probabile è riferito perché di certo storico realmente non si conosce.

Le intuizioni di Paolo Fiorentino in "Siculiana Racconta" convincono abbastanza questa tesi:
"E' certo che don Vincenzo Alfani fu un ricco latifondista, proprietario di vaste distese che si estendevano da Feudo di Monterosso a quello di Caternini, dalla contrada Calvario a quella detta Passo fino ai limiti della trazzera che portava a Girgenti (compreso il vecchio Trappeto che sorgeva al posto dell'odierno hotel Villa Sikania [1]) ed in particolare egli possedeva un "luogo di Terre" in contrada Capo con relativa casa e annesso giardino (Rivelo del 1811 e testamento del 5 luglio 1813): ivi era la dimora di campagna, la "Casina" (che riporta ancora oggi le sue iniziali in ferro battuto), ma è logico che una famiglia del suo rango avesse una civile abitazione anche nel centro urbano in un punto centrale vicinissimo a quella Chiesa Madre che scandiva la vita della borgata. (...) Ma ciò che risalta ad un attento esame della porzione ancora originale del palazzo è l'analogia con la casina del Capo [2] per quanto riguarda la struttura portante e le decorazioni esterne (simili frontoni alle finestre stesse rifiniture e colore dell'intonaco), inoltre si ripetono alcuni motivi decorativi della Chiesa Madre, i cui lavori di ristrutturazione furono finanziati proprio da don Vincenzo. Era dunque questo il palazzo Alfani?"
Gli Alfani sicuramente residenti a Siculiana dal 1736, anno in cui risalgono i primi atti erogati in Siculiana dal giovane notaio regio Carmelo Alfano. Don Carmelo Alfano fu Governatore di Siculiana, proveniente dalla città di Palermo, padre di Don Vincenzo Tomaso Giuseppe Carmelo, avuto dal matrimonio con Giovanna Attardo di Siculiana, noto benefattore della Matrice donando l'ingente somma di 500.000 lire tanto che nel 1813 poterono essere completati il coro, la cappella e la tribuna del Crocifisso. Don Vincenzo sposò donna Anna Cusumano, dalla quale nacquero quattro figli: Caterina che sposò Stefano Agnello, barone di Segneferi, Giovanna, Domenica e Nicolò morto in giovane età. Possiamo a sinistra nella Matrice appena dopo l'ingresso laterale il monumento marmoreo che lo raffigura in un rilievo a mezzo busto in un medaglione tra due angeli.

  1. Il vecchio Trappeto fu trasformato in hotel, rispettando la vecchia struttura in un rifacimento restauratore, da Pasquale Doria negli anni '70 chiamatosi Hotel Villa Doria, poi fu venduto a Pasquale Dimora e di conseguenza venduto ai Signori Giglio che demolirono totalmente lo stabile e ne ricostruirono ex novo in cemento armato denominandosi Villa Sikania Park Hotel.
  2. Villa Capo oggi è una Azienda Agrituristica gestita dai fratelli Mangione

testo di Alphonse Doria; foto di Paolo Indelicato
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