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Leonardo Butticé

Leonardo Butticé è nato a Siculiana il 31 gennaio 1921, figlio secondogenito di Pasquale e Sciarrotta Giuseppa. La sua famiglia risiedeva nella ex via Angnello Alfano n.125, ora via G. Marconi 25, dove è stato registrato al comune il 2 febbraio 1921. Suo padre, emigrato in America e poi tornato, ha avuto la possibilità di vivere abbastanza agiatamente, acquistando un podere e lavorando come coltivatore.

Leonardo ha vissuto i suoi primi anni a Siculiana insieme alla sua famiglia, compreso il fratello maggiore Vincenzo. Fin da bambino, ha iniziato a frequentare l'officina del mastro ferraio Domenico Pedalino (situata in via Veneziano), dove ha costruito con grande maestria due bellissimi modelli di aeroplano, ancora in possesso della famiglia.

Chiamato alle armi, Leonardo è stato arruolato nell'aeronautica e ha prestato servizio a Roma presso la Caserma Cavour. Il 5 dicembre 1939 è stato dichiarato idoneo alla leva e il 6 aprile 1940 è stato arruolato, iscritto nella lista di leva con la professione di fabbro.

Dopo aver lasciato l'aeronautica, Leonardo si è messo a disposizione della Resistenza presso la 25° Brigata Matteotti, di ispirazione socialista. Durante questo periodo, ha conosciuto Aida Romagnoli, una bella ragazza bionda, e ne è rimasto affascinato. Questa conoscenza lo ha avvicinato alla famiglia Romagnoli, in particolare al futuro cognato Goffredo, giovane ferroviere antifascista e iscritto al Partito Socialista, già operante nella Brigata Matteotti, che diventa un punto di riferimento per Leonardo. 

Quando si è creato uno spartiacque nella coscienza dei militari tra l'arrendersi all'ex alleato o ribellarsi, Leonardo ha scelto di partecipare alla lotta partigiana.

Il 15 febbraio Leonardo Butticé insieme a Goffredo, Gastone Gori e Gaetano Butera tentano di recuperare del cavo di rame essenziale per i loro sabotaggi. Dopo il bombardamento della notte precedente, la squadra fu scoperta e minacciata con le armi, conducendo al loro arresto.

Pochi giorni dopo i componenti della squadra sono stati messi nell'elenco del tenente colonnello delle SS Herbert Kappler tra le persone da trucidare nelle Cave Ardeatine, dopo l'attentato di Via Rasella avvenuto il 23 marzo 1944, quando un gruppo di partigiani italiani, appartenenti alla Brigata Garibaldi, fece esplodere una bomba nascosta in un carretto dei rifiuti, uccidendo 33 soldati tedeschi.

Gli ostaggi sono stati condotti alle Cave Ardeatine e giustiziati. La loro esecuzione ha lasciato una profonda ferita nella comunità e nella storia italiana.

A Roma, Largo dei Quintili c’è una lapide, posta dall’ANPI, che ricorda Goffredo Romagnoli, Gastone Gori, Leonardo Butticé, Gaetano Butera e Adolfo Bonfanti. I primi quattro, dopo la cattura, furono assassinati alle Fosse Ardeatine, il successivo 24 marzo.

Nel 1971 a Siculiana, su richiesta del fratello Vincenzo, a Leonardo Butticé fu dedicata una via.

Fonti | "Leonardo Butticé" di Alphonse Doria, Storia del Quadraro