Il Battistero, le formelle e il sarcofago ebraico



Nella parete sinistra della navata del Santuario, dopo il primo altare laterale, si apre l'accesso alla cappella del Battistero o Fonte Battesimale, a pianta rotonda. Al suo interno lungo le pareti in basso sono raffigurati scene dell'Antico Testamento in otto bellissime formelle di pietra alabastrina: Davide che uccide Golia, il Trasporto dell'Arca a Gerusalemme con Davide che suona la cetra, Giuseppe e i fratelli, Giuseppe che riceve il padre, Giona vomitato dal mostro marino, Giobbe che fa un'orazione con la moglie e due amici vicini, il sacrificio di Isacco, Isacco che benedice Giacobbe. Esse rappresenterebbero l'unico prezioso esempio di arte ebraica sacra medioevale pervenutaci in Sicilia.

La vasca battesimale posta al centro della cappella del Battistero e' ricavata da un sarcofago marmoreo monolitico (ma potrebbe trattarsi anche di una vasca usata dagli Ebrei per le abluzioni) del XV sec. con una epigrafe ebraica che recita:
 "Nell'anno 1475: Samuele, figlio di Rabbi Yôna/Sib'ôn. Riposi in Paradiso."
Il reperto si fregia di due stemmi in rilievo delle dinastie reali spagnole di Castiglia e di Aragona proprio negli anni in cui si fusero con il matrimonio tra Isabella di Castiglia e Ferdinando di Aragona. Da notare che fino a pochi decenni addietro la vasca battesimale si presentava rivestita nei lati esterni con le citate formelle scolpite, nascondendo così da tempo imprecisato l'epigrafe che ne testimoniava l'altissimo valore. Sotto l'arcipretura di Don G. Cuva si scoprì la reale origine della vasca. Le pareti esterne furono scrostate e l'epigrafe riportata alla luce. Le formelle furono staccate e murate in basso lungo il muro perimetrale all'interno della cappella. Solo nel 1995 Mons. B. Rocco dell'Universita' di Palermo fece piena luce traducendo l'epigrafe. Lo stesso Mons. Rocco ipotizzo' che in base alle misure delle singole formelle queste in origine potessero essere riunite in un'unica struttura (lastra-coperchio?) posta al di sopra della vasca.

La simmetrica sobrieta' e l'eleganza delle linee di incisione dell'epigrafe depongono per un personaggio ricco e importante, un rabbino che forse con la decorazione araldica della vasca, oltre che renderla solenne, avrà voluto rendere omaggio ai regnanti, con i quali avrà avuto relazioni dirette. Non è provato che la famiglia Sib'ôn abbia vissuto a Siculiana, dato che non compare in nessun documento dell'epoca. Siculiana, già borgo medievale dal XIV secolo, infatti, non compare negli elenchi relativi all'espulsione del 1492. Un numero ristretto di Ebrei, costituente una famiglia o una piccola comunità, forse godeva della protezione del Barone Isfar e Corillas, al quale poteva aver elargito una lauta somma di denaro in cambio di garanzie. E proprio particolari privilegi potevano in generale invocare per diritto gli Ebrei nel fortilizio di Siculiana, come risulta da un originale e dimenticato documento del 1434 conservato nell'Archivio di Stato di Sciacca. Si potrebbe pensare che se comunità esistette, nel corso degli anni, si sia trasferita altrove o che sia stata forzatamente indotta ad abbracciare il Cristianesimo per sfuggire alla cacciata, così come avvenne storicamente anche per molti musulmani.

Il modesto nucleo di Ebrei non doveva abitare in una vera e propria giudecca. Ma nel 1995 sia Mons. Rocco che il prof. Buscarino, ordinario della facolta' di architettura dell'Universita' di Palermo, a riguardo riconobbero molto curioso il fatto che l'antica processione del SS. Crocifisso nel suo tradizionale ripetitivo svolgersi attraverso i secoli tra straduzze e angoli del centro storico omettesse di transitare (quasi per motivi religiosi) solamente in un antico quartiere ricco di giardini, quello di Sant'Antonio (che prese tale nome solo dopo l'erezione nel 1722 dell'omonima chiesetta da parte di Antonio Failla di Ferla): che fosse stata ubicata in questo sito la piccola giudecca ebraica medioevale?

A causa dei suoi traffici mercantili e di persone in transito nello Scalo, Siculiana fu luogo di ricchi commerci e durante la dominazione spagnola il porto del Caricatore fu dichiarato franco dai dazi doganali. Qui potevano invocarsi le moratorie a causa delle carestie o delle incursioni piratesche. Non è da escludersi, dunque, che alcuni Ebrei siano giunti in questa terra privilegiata a seguito di debiti insoluti o per altro genere di interessi.

dal libro "Siculiana Racconta" di Paolo Fiorentino
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