Gerlando Vasile

Gerlando Vasile, nativo di Siculiana, trasferitosi per motivi di lavoro, nella metà degli anni 30, nell’allora italiana Fiume, fu un padre ed un marito modello. Lontano dalla sua Sicilia, in una terra molto più emancipata e diversa da quella dove aveva sempre vissuto, restrinse i suoi umili interessi alla famiglia ed al lavoro. Svolgeva servizio civile presso la locale questura.
Non ricoprì cariche pubbliche, non fece mai parte di alcuna fazione politica, non prese mai parte ad alcuna azione di guerra, ma con tutto ciò ebbe la sola colpa, come tanti altri poveri innocenti, di trovarsi, nel giorno in cui fecero ingresso in Fiume le “milizie del Generale Tito”, nel suo posto di lavoro.

Gerlando Vasile aveva collaborato con il Commissario Giovanni Palatucci durante il periodo in cui gli venne conferita la reggenza della Questura, ed aveva potuto apprezzare le doti di profonda umanità che ne avrebbero fatto un eroe in odore di santità, fino al punto di essere riconosciuto ufficialmente quale «Giusto fra le Nazioni» da parte dello Stato d’Israele; e si era ispirato al nobile esempio di cui il medesimo Palatucci si rendeva costante protagonista.

È quindi comprensibile che Vasile non avesse accolto i consigli di quanti lo esortavano a partire prima che avvenisse l’ineluttabile, e cioè che le forze di Tito conquistassero anche Fiume: ciò, nella logica presunzione che non avendo colpe di cui rispondere, nessuno avrebbe potuto fargli del male. Fu un tragico errore, pagato a prezzo della vita da lui e da tanti Italiani come lui, «colpevoli» del solo delitto di avere servito lo Stato e di avere amato la Patria.

Fu arrestato il 3 Maggio 1945 senza alcuna precisa accusa ed incarcerato, per un breve periodo, presso la locale prigione di Fiume. In quei pochi giorni non gli fu permesso di incontrare i propri cari. La figlia, Rosa Vasile, ha ricordato con lo stesso strazio di allora l’ultima immagine del padre dietro le sbarre di una finestra della prigione di Via Roma, mentre rispondeva con una mano al grido di dolore della moglie e della figlia che erano andate a cercarlo; non senza rivivere con analoga angoscia la ruvida e quasi brutale accoglienza che le venne riservata da una «guardia del popolo» quando si era nuovamente presentata in guardina alla ricerca di informazioni.

Poi più nulla, all’infuori di due labili notizie mutuate da chi aveva udito le grida degli sventurati quando vennero tratti dalla prigione ed avviati verso un destino infausto, e da chi, dopo qualche settimana, disse di avere visto Gerlando Vasile in un «lager» di Tito, ormai ridotto in condizioni terribilmente pietose: informazione, quest’ultima, che diede luogo ad inutili speranze e contribuì a protrarre la data della partenza per l’esilio di tutta la famiglia Vasile, avvenuta nel marzo 1946 con un allucinante viaggio verso Palermo, durato ben 15 giorni per via dell'ampia distruzione del sistema ferroviario causata dalla guerra.

Si seppe in seguito, dalle testimonianze di alcuni esuli, che assieme ad altri fu infoibato presso un luogo non meglio indicato. La data di morte presunta è fissata come avvenuta il 31 dicembre 1945 (fonte archivi.beniculturali.it).

A Gerlando Vasile è intitolata la Biblioteca Comunale, alla cerimonia ha presenziato la figlia Rosa.

Il Circolo Culturale di Pietraperzia; Storico.org
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