Le "cose dei morti"



Ricordo ancora l’ansia gioiosa con cui, bambina, vedevo trascorrere gli ultimi giorni del mese di ottobre. Infatti l’uno novembre sarebbe stato il grande giorno dell’attesa ed il due…il giorno più bello dell’anno. Nel paese in cui sono nata , infatti, ed in buona parte della Sicilia, il GIORNO DEI MORTI (giornata triste per antonomasia), per una incredibile alchimia di rispetto, religiosità e folklore, era trasformato in una giornata di grande gioia per i bambuni che ricevevano doni, frutta e dolciumi portati loro appunto dai “morti”.
Lo ricordo come se fosse ieri: la sera prima andavamo sulla terrazza a vedere da lontano il cimitero illuminato da mille lumini tremolanti e a dire una preghierina (non del tutto disinteressata) ai vari nonni, zii, amici morti; poi, tutti a nanna presto per evitare di incontrare i morti mentre stavano deponendo i doni nelle case.

A questo proposito correvano voci davvero preoccupanti: dalle più ovvie: chi vede i morti perde tutti i doni che gli avrebbero portato, alle più raccapriccianti: i morti bucheranno con uno spillo gli occhi dei bambini che cercano di vederli… E io andavo a letto sperando di non aver bisogno durante la notte di bere o di fare pipì…e restavo sveglia a lungo con le orecchie intente a percepire ogni minimo rumore.

Finalmente arrivava la mattina del 2 novembre: l’unico giorno in cui mio fratello ed io ci svegliavamo senza bisogno di essere chiamati almeno tre o quattro volte.

I genitori ci pilotavano, ancora in camicia da notte, verso il grande tavolo del soggiorno, su cui troneggiava un enorme vassoio dove una damina ed un cavaliere di zucchero (i pupaccena o pupi di zucchero) troneggiavano tra frutti di martorana coloratissimi, taralle , tetù, ossi, ecc.
Accanto al vassoio ceste colme con i frutti dell’autunno: noci, nocciole, sorbe, nespole, mele cotogne e le prime arance dell’anno. Ma noi degnavamo tutta questa meraviglia solo di uno sguardo, quello che ci interessava era soprattutto la ricerca dei giocattoli che i morti nascondevano per casa…
Così alla fine scendevamo giù in strada a mostrarci con gli altri bambini del vicinato i nostri doni: bambole, trombette, fucilini, carrettini…e la strada risuonava di scoppi, suoni e risate…

Ricordo di aver creduto fermamente nei regali dei morti almeno fino ad 8 anni, poi avevo aperto gli occhi alla realtà, ma avevo deciso di far finta di nulla…

L’ultimo regalo dei morti l’ho “trovato” a 10 anni, ero già in prima media… ricordo che i miei genitori mi dissero che quell’anno c’era per me un regalo solo, piccolo ma prezioso, un regalo “da grandi”…infatti sul cassettone, dietro un vaso, trovai un braccialino d’oro…
Ancor oggi non so descrivere la mia sensazione in quel momento: non ero più una bambina…almeno non lo ero più per i miei genitori…

L’anno seguente a fine ottobre ho accompagnato i miei genitori a comprare la bici da regalare a mio fratello per la festa dei morti…

Angela Marino
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