Caro Angelo Bianco

Sono “parole in versi” dedicate a Giovanni Paolo II, quelle che danno forma a questa raccolta di Giuseppina Mira. Parole che, però, e qui sta la forza di queste pagine, sembrano rivolte a un uomo qualunque. “Il bello di te è che resti uomo”, si legge nella poesia d’apertura: è un umanesimo pervaso da una forza che trascende l’umano, un umanesimo “trasumanato” [...] E quando Giuseppina Mira allunga il passo della sua pronuncia poetica, ecco far proprio un ritmo che fa venire in mente Auden: “Pregate, violini, pregate / fermate le guerre. / Spargete profumi di pace / con le vostre voci… / Riducete le pietre a granelli / di morbida luce”. Ed è proprio quello che fa l’autrice con i suoi versi: riduce le pietre, i macigni di senso, li disintegra per ricavarne schegge, frammenti, veri e propri pulviscoli, in un processo di azzeramento semantico. In questa sorta di “utopia pulviscolare” è concentrata la forza della poesia di Giuseppina Mira che, se non può spostare le montagne, come la fede, almeno può frantumarle. E nei cocci raccolti, ci stanno le verità minime, sezionali, che nei momenti migliori assurgono a simbolo, a divino emblema. Salvatore Ferlita.

Autrice: Giuseppina Mira
Editore: Bastogi
Anno: 2011
Pagine: 70
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